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Associazione Il Cantiere dell’InCanto 

Laboratorio Una finestra sul teatro

 

c/o Casa del Con

via Maddalena 8 Messina



 

Ascolto e sospensione del giudizio, sguardo che si offre e accoglie, possibilità di vedere e di farsi vedere, parola che finalmente non è slogan perché nasce dall’esperienza.
Questo abbiamo provato ad  offrirvi in una serie di incontri con il film Human di Yann Arthus-Bertrand.

Nel V incontro
venerdì 21 aprile
Francesca Billé, per ripercorrere il processo attraverso cui raccontano i ritratti nel film,  ha proposto di esplorare il linguaggio con cui il corpo narra, creando, con la macchina fotografica, a nostra volta dei ritratti. Subito dopo abbiamo lavorato alla possibilità di trasformare i nostri racconti orali in racconti scritti.

Nel VI di questi incontri
venerdì 28 aprile, alle 19.00
guarderemo insieme le foto fatte il 21 e continueremo il lavoro sui testi orali e scritti dei partecipanti.
L’intento del Laboratorio Una finestra sul teatro, è quello di passare dalla fruizione di un prodotto alla ricostruzione attiva del processo creativo che l’ha generato. Ci sembra una restituzione necessaria a chi usa i linguaggi dell’arte con intensità e passione e una possibilità di sperimentare l’agire democratico attraverso una felice appropriazione di responsabilità.

Vorremmo arrivare a redigere piccoli libretti, con copertine in carta riciclata realizzate insieme.

Ci piacerebbe inviare i libretti a Yann Arthus-Bertrand.

La partecipazione è gratuita, ma chi vuole può dare un piccolo contributo all’associazione.

 

Intervista a

Yann Arthus-Bertrand

 

Com’è nata l’idea del film?

Mentre realizzavo La terra vista dal cielo, sono stato in Mali con i contadini che praticano l'agricoltura di sussistenza, che in tutto il mondo sono un miliardo. Mi hanno parlato delle loro paure: la paura della morte, della malattia, la paura di non sentirsi parte del mondo. E quello che mi hanno detto, guardandomi dritto negli occhi, è stato molto più potente di quello che avrebbero potuto dirmi dei giornalisti o degli scienziati.

Ho iniziato nel 2003 a realizzare il progetto: “7 milliards d'Autres”, sulla gente del mondo. 6000 interviste filmate in 84 Paesi da circa 20 reporter per cercare l'"Altro". Human è ispirato a questo progetto.

 

Che cosa l'ha spinta a realizzare Human?

Volevo cercare di dare una risposta a tutte quelle domande essenziali che ci poniamo sul senso della vita: perché c’è la guerra, la povertà, la crisi dei rifugiati, l'omofobia... Human è un film politico, che ci fa riflettere sul significato della nostra esistenza attraverso il confronto con l'altro. Ed è un saggio di un regista che vuole parlare d'amore. Nel film le persone parlano anche di felicità, di valori come la famiglia, di amore. Come dice un ragazzino disabile nel film “è solo l'amore che ci salverà”. Human è un film utopistico, ma forse l'utopia è una verità prematura.

 

Che film è Human?

È un film che parla al cuore della gente. Mostra chi siamo, attraverso le parole di tutte quelle persone che parlano e ti guardano dritto negli occhi, e sono il nostro specchio. Sono tutte quelle persone intervistate che fanno la forza del film. Che deve essere guardato con molta umiltà perché è fatto da tutte quelle persone. È un film molto intimista e spirituale. Ed è sicuramente molto difficile, perché è lungo, è duro, e perché la vita è difficile. È un film che amo molto, che mi arricchisce e mi dà molta felicità. Quando ho fatto il montaggio ho realizzato che nessun attore avrebbe potuto essere più bravo di queste persone, nessuna storia inventata avrebbe potuto essere più forte.

 

Spero che questo film vi cambi, così come ha cambiato me. 

 

Come avete scelto le persone che hanno parlato nel film?

Le abbiamo selezionate a seconda dei temi che volevamo trattare. Siamo andati in giro per il mondo, nelle strade, nei campi, nelle scuole, nelle carceri... Abbiamo intervistato rifugiati in Marocco, in Sicilia e a Calais.

A ciascuna delle persone intervistate abbiamo fatto 40 domande, sempre le stesse, indipendentemente dalla provenienza, dalla cultura, dall'età, partendo da quelle più semplici fino ad arrivare a quelle più complicate, come “Qual è stato il momento più difficile nella tua vita?” “Che senso ha la vita?”. Abbiamo detto a queste persone che quello che avrebbero detto sarebbe stato ascoltato da milioni di persone nel mondo e che tutte le cose che avrebbero detto sarebbero state importanti. È stato come fare delle sedute psicanalitiche perché le domande venivano fatte con molta empatia e gentilezza e alla fine le persone si lasciavano andare e moltissime piangevano e abbiamo pianto, riso assieme a loro, siamo diventati amici, è stato bello e difficile.

 

Cosa vuole fare emergere il film?

Viviamo in un’era molto difficile. E’ la prima volta nella storia dell’umanità in cui il futuro appare cosi incerto: il riscaldamento globale, la crisi dei rifugiati, il divario crescente tra ricchi e poveri, la crisi economica... L'unica cosa che possiamo fare per affrontare i periodi difficili che stanno arrivando è vivere assieme, accettando il mondo per quello che è e cercando di fare il meglio che possiamo. Perché tutti abbiamo una missione. Come dice un bambino africano nel film” tutti abbiamo una missione che ci ha dato Dio”, il nostro compito è capire qual è la nostra missione. Questo film e il mio lavoro vuole fare emergere l’empatia necessaria per vivere tutti assieme in questo mondo dal futuro così incerto.

 

Come si è strutturato il documentario?

Si è sviluppato senza una sceneggiatura. Abbiamo fatto due anni e mezzo di riprese e un anno di montaggio, che è stata la parte più impegnativa dal momento che non c'era una storia. Abbiamo creato il film con 2020 interviste di cui abbiamo utilizzato una parte, e molte ore di riprese aeree. La difficoltà è stata nell'armonizzare le parole, la bellezza del mondo e la musica.

 

Human è il primo lungometraggio realizzato grazie alla collaborazione di due fondazioni non profit..

Il documentario è stato finanziato dalla Fondazione Bettencourt Schueller, grazie alla quale la visione del film è gratuita in tutte le scuole e in tutte le associazioni del mondo. E' un progetto della Fondation GoodPlanet, che ho fondato nel 2005 e sensibilizza su tematiche di sviluppo sostenibile globale.

Qual è il suo prossimo progetto?

Si chiama WOMAN ed è un progetto dedicato alle donne, perché dopo avere girato questo film è stato chiaro che dovessimo parlare di donne.

Il copyright di tutte le immagini pubblicate è: HUMANKIND Production.

 

http://www.vita.it/it/interview/2016/03/07/human-lamore-che-salva-il-mondo/43/